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Gotta, lieve incremento del rischio in donatori di rene

 

15/5/2015

I risultati di uno studio canadese, pubblicato online ahead-of-print sulla rivista American Journal of Kidney Diseases (1), hanno dimostrato, nei soggetti donatori di rene, un lieve incremento a lungo termine del rischio di andare incontro a gotta.

La buona notizia è che tale innalzamento, in termini assoluti, è davvero basso (+1,4% dopo almeno 8 anni dalla donazione del rene) e suggerirebbe, lungi dai facili allarmismi, l'adozione di semplici misure preventive anti-gotta legate allo stile di vita (dieta povera di purine, esercizio fisico, maggiore idratazione).

Come è noto, livelli elevati di acido urico nel sangue rappresentano un potente fattore di rischio di gotta: “Si stima che i tassi di incidenza di gotta a 10 anni siano pari al 49%, al 5% e all'1% per valori di uricemia pari, rispettivamente, a >9, 7-8,9 e
Inoltre, aggiungono gli autori, “...il declino del GFR (tasso di filtrazione glomerulare), indice di progressione di

danno renale, comporta una ridotta escrezione di acido urico e un incremento dell'uricemia.” Questo trend si osserva anche nei donatori di rene che, oltre al declino del GFR, presentano livelli ematici di acido urico superiori rispetto ai non donatori.

Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di verificare se tale osservazione di biochimica clinica si traducesse anche in un incremento del rischio di gotta in questi individui.

A tal scopo i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sui donatori di rene sottoposto ad intervento di nefroctomia tra il 1992 e il 2010 in Ontario, Canada.

Sono stati selezionati, quindi, 1.988 donatori e 19.880 non donatori sani per un follow-up avente una durata mediana di 8,4 anni (fino ad un massimo di 20,8 anni).

L'età mediana dei soggetti reclutati nello studio (donatori e non) era pari a 43 anni (35-51%) con una leggera prevelenza di donne (61% del campione totale).

La maggior parte dei donatori di rene era rappresentata, nell'ordine, dai fratelli dei soggetti trapiantati (34,4%), dallo sposo/a (19,2%), da uno dei genitori (13,7%) o da bambini (13%).

Prima della donazione di rene, i livello mediano della creatinemia era pari a 0,8 (0,7-1) mg/dL mentre il tasso presunto di filtrazione glomerulare (eGFR), utilizzato per monitorare i segni precoci di danno renale e monitorare lo stato di salute dell'organo, era pari a 99 (87-109) mL/min/1,73 m2.

L'outcome primario dello studio era rappresentato dal tempo alla diagnosi di gotta. Quello secondario, valutato in una sottopopolazione, era rappresentato dal trattamento con un tipico farmaco anti-gotta (allopurinolo o colchicina).

Lo studio ha documentato 457 episodi di gotta (67 nei donatori di rene, 390 nei non donatori sani), con un rischio di gotta più elevato nei donatori (3,4% vs 2%; 3,5 vs 2,1 events/1,000 persone-anno; HR= 1.6; IC95%= 1,2-2,1; P< 0,001).

Dopo un tempo di follow-up mediano di 8 anni, la differenza di rischio assoluto, però, è risultata piccola (1,4%; IC95%= 0.6%-2.2%). Il tempo mediano alla prima diagnosi di gotta è stato pari a 5,7 anni (0,04-20,3 anni).

Lo studio ha valutato anche il ricorso ai trattamenti antigotta nei due gruppi una sottopopolazione costituita da ultra65enni (262 donatori e 2.620 non donatori sani). I risultati di questa analisi di sottopopolazione hanno mostrato che il rischio di ricorso a trattamento anti-gotta era più alto nei donatori rispetto ai non donatori (10/262 [3,8%] vs 33/2.620 [1,3%]; OR= 3,2; IC95%= 1,5-6,7;

P= 0,002). Ulteriori analisi per sottogruppi creati in base all'anamnesi familiare di nefropatia, all'età e al sesso, non hanno dato sorprese: anche in questi casi il rischio di gotta è risultato maggiore nei donatori rispetto ai non donatori sani.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio sottolineano come l'incremento stimato dell'incidenza di gotta a 20 anni sia stato molto piccolo e invitano alla cautela prima di considerare questo aspetto come parte integrante del processo di consenso informato al trapianto d'organo.

A tal riguardo, ricordano che il loro studio non era esente da alcune limitazioni metodologiche che potrebbero aver dato una stima erronea del rischio reale: “Il limite più importante – scrivono gli autori – consiste nell'utilizzo, come fonte di dati dello studio, di meri dati amministrativi (codici diagnostici) raccolti per propositi diversi dalle attività di ricerca clinica, la qual cosa ha limitato il tipo di variabili disponibili per definire correttamente i criteri di inclusione ed esclusione e le misure di outcome”. Mancano pertanto, nella valutazione dello studio, i dati relativi al BMI, ai fattori di rischio nutrizionale di gotta, all'etnia dei soggetti considerati – i soggetti di etnia Afro-Americana hanno un'incidenza più elevata di gotta rispetto a quelli di etnia Caucasica – come pure mancano i dati relativi ad alcuni parametri laboratoristici nel corso del follow-up – uricemia e creatinemia.

Pertanto, alla luce di queste considerazioni, è opportuno che “...le osservazioni riportate nello studio siano corroborate in trials futuri prima di inserire la possibilità del rischio potenziale appena descritta nel processo di consenso informato al trapianto – concludono gli autori”

Nicola Casella

1. Lam NN et al. Gout After Living Kidney Donation: A Matched Cohort Study. Am J KidneyDis. 2015; e-pub ahead-of-print
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