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Congresso Eular: highlights dell'edizione 2015 – Intervista al prof. Maurizio Cutolo

 

12/6/2015

Si sta svolgendo a Roma l'edizione annuale 2015 del meeting EULAR, l’organismo europeo che rappresenta le società scientifiche nazionali di reumatologia e le associazioni di pazienti che soffrono di malattie reumatiche. Il Congresso rappresenta uno degli appuntamenti imperdibili della Reumatologia europea e mondiale, che sta vedendo esponenti prestigiosi di questa disciplina fare il punto sulle conoscenze relative allo spettro delle patologie reumatiche dal punto di vista epidemiologico, clinico-diagnostico e terapeutico.

A poche ore dall'inizio del Congresso, abbiamo rivolto alcune domande sull'evento al prof. Maurizio Cutolo, Ordinario di reumatologia all'Università di Genova e Presidente EULAR.

Professor Cutolo, può darci qualche dato preliminare sulla partecipazione e il numero di contributi scientifici?
La partecipazione è superiore a 14.000 reumatologi, un dato significativo visti i tempi di crisi economica che corrono e che limitano, per le aziende, le possibilità di investimento in un congresso di portata non solo europea come il nostro!

A ciò si aggiunga, con nostra grande soddisfazione, il raggiungimento del record assoluto, nella storia dei congressi EULAR fin qui organizzati, del numero di contributi scientifici ricevuti, quantificabile in ben 4.323 abstract, con un tasso di accettazione totale pari all'83%!

Inoltre, se facciamo un raffronto, in termini qualità dei contributi scientifici, tra quelli pervenuti dal 2010, anno in cui si è tenuto il primo congresso EULAR a Roma, ad oggi, siamo passati da un 14% di abstract ad elevato score qualitatativo (1-2 su una scala di valutazione compresa tra 1 e 5) al 44% del 2015.

Ciò, come ho detto, è motivo di grossa soddisfazione, data la rilevanza non solo europea ma mondiale del congresso: sono più di 120 le nazioni rappresentate in questa edizione e, quest'anno, abbiamo registrato la partecipazione di 1.000 reumatologi USA e di 600 reumatologi giapponesi.

Altro motivo di soddisfazione deriva dal contributo scientifico apportato dagli Italiani in questa edizione del Congresso: gli Italiani sono risultati primi, con un numero di contributi scientifici  di elevato livello qualitativo, abbondantemente superiore alla media.

Quali sono i temi principali discussi in questa edizione?
Anche quest'anno tutte le tematiche relative alle malattie reumatiche sono ben rappresentate, con un'attenzione sia alle patologie più note che a quelle rare o orfane di trattamento, sia dell'adulto che del bambino. Su queste ultime, in particolare, si sta concentrando l'attenzione della ricerca farmaceutica grazie alla sperimentazione clinica di molecole che non hanno avuto un grande successo nella cura delle malattie principali mentre stanno vivendo una seconda primavera se utilizzate in alcune patologie rare oppure orfane di trattamento.

Molte presentazioni trattano aspetti inediti della diagnosi precoce mediante l'impiego di tecniche sicure e non invasive come l'ultrasonografia e la capillaroscopia. A tal riguardo, occorre ricordare come la reumatologia europea sia leader nell'imaging a scopo diagnostico e come i primi studi, le maggiori scuole, i maggiori corsi mondiali sull'impiego di queste tecniche siano stati condotti tutti in Europa.

Si parla di nuovi farmaci biologici per l'artrite reumatoide, la spondiloartrite assiale e l'artrite psoriasica, quest'ultima oggetto di crescente attenzione da parte sia dei dermatologi che dei reumatologi.

Spazio di discussione viene dato anche quest'anno al tema dei farmaci biosimilari, ovvero di quei farmaci simili alle molecole di riferimento in scadenza di brevetto, introdotti in commercio dopo superamento di un processo regolatorio noto come “esercizio di comparabilità”, un insieme di prove clinico-fisiche, pre-cliniche e cliniche che mette a confronto le caratteristiche del farmaco di riferimento con quello del farmaco di cui si richiede l'autorizzazione all'immissione in commercio.

Queste molecole hanno il vantaggio di costare meno, pur avendo le stesse caratteristiche delle molecole di riferimento e, pertanto, possono essere impiegate sia in quei paesi che non hanno ampi budget di spesa che nei paesi dove si vuole diversificare e trattare più malati possibili.

La persistenza di problemi relativi allo switch terapeutico biologico-biosimilare, all'estrapolazione terapeutica (estensione impiego biosimilari per indicazioni farmaco biologico di riferimento non documentate da trial clinici di Fase III comparativi con il biosimilare) e alla safety a lungo termine, ha sollecitato la messa a punto di un position paper congiunto EULAR-PARE sui biosimilari, di cui sono stato relatore in una sessione del congresso.

Un altro argomento dibattuto al Congresso, sempre più correlato ad altri campi, come l'oncologia, è quello dell'epigenetica, la branca della genetica che studia tutte le modificazioni che variano l’espressione genica (RNA, istoni, metilazioni) – attivandola o inibendola - pur non alterando la sequenza del DNA. Sono sempre più numerosi gli studi che mostrano come ormoni, sostanze chimiche, alimentari o ambientali, sostanze cancerogene del fumo, siano in grado di modulare questi prodotti dell'epigenetica, che sono parte genetica non codificante ma in grado di regolare l'espressione di geni codificanti. Se ne deduce che stili di vita “scorretti” possono attivare, tramite meccanismi epigenetici, l'espressione di geni “cattivi” mentre stili di vita “sani” possono fare il contrario.

La comprensione dei meccanismi epigenetici, dunque, potrebbe rendere conto del perchè, ad esempio, una malattia cronica come l'epatite C possa evolvere o meno in carcinoma del fegato.

In una sessione, da me moderata, dal titolo: “Dall'infiammazione cronica al cancro”, ho ricordato come, grazie all'ausilio dell'epigenetica e di marcatori specifici, quali i micro-RNA, sia possibile predire, la possibilità che una mastite o una prostatite possano degenerare, rispettivamente, in cancro della mammella o della prostata, cosa che avviene nel 15-20% dei casi.

Ci sono novità dal punto di vista organizzativo rispetto ai congressi tenuti negli anni precedenti?
Come da statuto, ogni 3 anni il congresso EULAR ospita al suo interno sessioni di reumatologia pediatrica a cura della Società Europea di Reumatologia Pediatrica (PReS). L'edizione 2015 del congresso EULAR si avvale, pertanto, della partecipazione di centinaia di pediatri e di pediatri reumatologi che, oltre a partecipare alle attività della loro associazione, hanno la possibilità di partecipare anche alle nostre sessioni.

Scorrendo il programma, si nota l'assenza di sessioni plenarie e un'articolazione in più percorsi di approfondimento, alcuni comuni ad altri congressi (Abstract e poster presentation), altri, invece, specifici dei meeting EULAR (ad esempio, le sessioni designate dagli acronimi HOT e WIN). Ci aiuta a spiegare meglio le peculiarità specifiche di queste ultime?

Le sessioni designate con gli acronimi HOT (How-to-treat/Manage) e WIN (What is new) sono sessioni di aggiornamento, rispettivamente, sullo stato dell'arte relativo alla terapia e ai grandi argomenti della reumatologia (ad esempio: artrite reumatoide e dieta, lupus e lesioni cutanee). Ogni anno sono tenute dai migliori specialisti sul campo, che cambiano ad ogni edizione del congresso.

A tal riguardo mi preme sottolineare come, sia stata recentemente introdotta la possibilità per i partecipanti al congresso che abbiano perso alcune sessioni relative a queste due sezioni, di visionarle in streaming gratuitamente alla fine dei lavori congressuali accedendo al web site dedicato.

Sono previsti pronunciamenti ufficiali EULAR (nuove LG, raccomandazioni) nel corso del Congresso?
Si! Abbiamo presentato nel corso del Congresso il nuovo regolamento interno che disciplina le attività di EULAR, un lavoro di aggiornamento costato 2 anni di lavoro.

E sul fronte delle attività educazionali EULAR può dirci qualcosa?
Queste attività vanno benissimo: abbiamo corsi online che sono diventati un classico e che vedono persino paesi extra-europei come l'India tra i principali fruitori. Abbiamo corsi di durata annuale dal costo accessibile (solo online abbiamo avuto 2.000 iscritti lo scorso anno). Poi abbiamo corsi online sulle malattie del connettivo, la sclerodermia, la capillaroscopia, gli ultrasuoni, la medicina di laboratorio, il lupus eritematoso sistemico, della durata di 3-4 giorni. A completamento della nostra attività formativa, poi, ricordo anche l'esistenza di un master che consente, soprattutto ai colleghi giovani, di essere a contatto, gomito a gomito, per 3-4 giorni, con i colleghi di maggiore esperienza nel settore.

Alla fine del Congresso terminerà il suo mandato biennale come presidente EULAR. E' soddisfatto dei risultati raggiunti? Qualche rimpianto?
Sono soddisfattissimo anche se non sono mancante le difficoltà. Siamo riusciti, ad esempio, a rendere possibile la nascita della Federazione delle società turche di Reumatologia, prima divise e a rischio uscita da EULAR. Nel complesso, mi preme sottolineare come i 3 pilastri fondativi, che sono l'associazione malati, quella dei paramedici e quella scientifica stiano lavorando benissimo insieme.

Altro grande motivo di soddisfazione personale deriva dall'essere riusciti, ad aprire a Bruxelles un nostro ufficio distaccato presso il Parlamento europeo. Grazie a ciò, abbiamo iniziato un percorso di sensibilizzazione alle malattie reumatiche in seno alle istituzioni europee, organizzando conferenze nelle sedi istituzionali dell'UE con tutti i direttori dei vari comitati e alcuni deputati. Questo lavoro di sensibilizzazione ha cominciato a dare i suoi frutti: adesso, le malattie reumatiche rientrano tra le 5 grandi malattie sulle quali massima è l'attenzione delle istituzioni europee, insieme a cancro, diabete, malattie CV e malattie a carico del sistema respiratorio.

Lo considero un grande risultato, perchè, fino ad ora, le malattie reumatiche non erano ancora considerate tra le principali malattie che affliggono la popolazione europea, pur essendone afflitte circa 120 milioni di persone.
 
Nicola Casella

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