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Il tempo: un fattore chiave nella cura della malattie reumatiche

 

19/5/2016

Sono 9 milioni gli italiani che soffrono di una delle 150 patologie reumatiche conosciute e che, ancora oggi, da più persone, vengono genericamente considerate “reumatismi”. Definizione che per alcuni evoca le naturali “conseguenze dell’avanzare dell’età”. Ma non è così, molte di queste malattie, ognuna con caratteristiche specifiche, condizionano la vita lavorativa, relazionale e sociale di giovani donne e uomini.

«I reumatismi cronici infiammatori, come l’artrite reumatoide e le spondiloartriti, di cui fanno parte la spondilite anchilosante e l’artrite psoriasica, comportano prima di tutto dolore ma hanno un carattere progressivo che può portare alla disabilità.

Colpiscono perlopiù giovani, nel pieno della loro vita relazionale e sociale. L’artrite reumatoide, per esempio, riguarda in prevalenza donne, più frequentemente in età fertile, a partire dai 20 anni fino alla menopausa.

Altre patologie, come la spondilite anchilosante, invece i giovani maschi, mentre altre ancora, come gotta, artrosi e polimialgia reumatica si manifestano con l’avanzare dell’età», spiega il Dottor Enrico Fusaro, Direttore della Struttura Complessa di Reumatologia dell’Ospedale Molinette di Torino, che al suo interno ha aperto un Ambulatorio dedicato alla Diagnosi Precoce dell’artrite reumatoide. Solo in Piemonte, sono oltre 59.300 le persone colpite da queste patologie, pari all’1,5-2 % della popolazione regionale.
 
Tra i 9 milioni di italiani interessati da questi disagi, 2 milioni soffrono di malattie invalidanti progressive: «L’artrite reumatoide, il lupus, le spondiloartriti e tutte le malattie autoimmuni sistemiche in generale richiedono continui accertamenti, cure impegnative e molto costose. E, soprattutto, una diagnosi precoce», continua il Dottor Enrico Fusaro. «Non vanno lasciate a sé, ma bisogna curarle adeguatamente, prendendole per tempo».

Molta, infatti, la formazione che il CReI, il Collegio dei Reumatologi Italiani, che il 19 maggio aprirà la tre giorni di lavori a Torino per il XIX Congresso Nazionale, “La Reumatologia in fiore”, sta rivolgendo ai medici di medicina generale. Affinché si indirizzi più rapidamente chi manifesta sintomi dolorosi dallo specialista ad hoc: il reumatologo. «La chiave della diagnosi precoce è un efficace rapporto con il medico di medicina generale. Noi stiamo lavorando molto su questo aspetto. La regione Piemonte, poi, si è dotata di uno strumento molto efficiente: una lista d’attesa diversificata, che tiene conto dei gradi di urgenza clinica del paziente. Questo permette di fare una selezione a seconda della gravità della malattia e di accedere più velocemente alle cure. Con notevoli benefici non solo sul sintomo dolore, ma sulla prognosi della malattia per tutta la vita, evitando l’isolamento che il dolore e la malattia cronica comportano», aggiunge il Dottor Fusaro.
 
Tra le cause delle malattie reumatiche ci sono molti fattori, diversi a seconda del tipo di malattia. Alcuni sono inevitabili, come gli aspetti genetici predisponenti, altri evitabili, come l’obesità e il fumo. Intervenire per tempo, può aiutare a controllare e a bloccare l’evoluzione delle malattie.

«La medicina ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni. Oggi disponiamo di farmaci, i cosiddetti DMARDs convenzionali, che sono in grado di agire sui sintomi e sull’evoluzione dell’artrite reumatoide. Chi non risponde a queste terapie, può essere curato con quelli biotecnologici», dichiara il Dottor Enrico Fusaro.

«I farmaci biotecnologi, cioè ad altissima tecnologia», continua il dottor Stefano Stisi, Presidente del Collegio dei Reumatologi ospedalieri e territoriali, CReI, «sono in grado di bloccare il progresso delle malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e la spondilite. Grazie a questi, il destino prognostico è decisamente migliorato rispetto al passato e, oggi, siamo in grado di offrire una migliore qualità della vita ai pazienti che sono affetti da una patologia reumatica».



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