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Artrosi al ginocchio, la rivoluzione dell'intervento "soft"

 

24/4/2013


Cambierà la vita di non pochi degli oltre due milioni e mezzo di italiani (il 5% della popolazione adulta e circa il 20% della popolazione anziana, dati Istat) che lottano ogni anno contro dolori e limitazioni causati dall'artrosi di ginocchio. Si tratta di un nuovo dispositivo medico simile ad un ammortizzatore a molla, impiantabile, in meno di un'ora di intervento, nel tessuto sottocutaneo adiacente all'articolazione del ginocchio senza alcun danno a legamenti, cartilagine e ossa.

Un'alternativa quando i trattamenti conservativi tradizionali non sono più efficaci ed è troppo presto per una soluzione chirurgica complessa, come un'osteotomia tibiale o una protesi parziale o totale di ginocchio. La procedura chirurgica è completamente reversibile, cioè il dispositivo può essere rimosso in maniera semplice lasciando la struttura articolare inalterata. Questo consente di ritardare l'intervento di protesizzazione senza renderlo, qualora si renda necessario, più difficile o rischioso.

La riduzione del carico del ginocchio fino ad un massimo di 13 kg durante la fase di appoggio del piede a terra e la conservazione del movimento naturale dell'articolazione offrono numerosi vantaggi: riduzione del dolore fino all'80% (come comprovato da tre studi scientifici internazionali), rapido recupero con dimissione già a partire dal giorno successivo all'intervento e ripresa della normale attività entro 6 settimane per la maggior parte dei pazienti. Indiscusse anche le ricadute sul sistema sanitario: nel breve termine riduzione dei costi per terapie antalgiche e fisiatriche, nel medio termine limitazione degli alti costi associati agli interventi di revisione protesica, tanto più probabili quanto più bassa è l'età della prima protesizzazione. Il nuovo dispositivo, KineSpring, già impiantato in molti Paesi europei, è già disponibile anche in Italia ed è stato presentato oggi in occasione del congresso internazionale EKA (European Knee Associates), in corso a Firenze.
 
"In Italia circa 2,6 milioni di persone soffrono di osteoartrosi al ginocchio - spiega Claudio Zorzi, direttore della Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR) - ma una parte di queste fino ad oggi non disponeva di un trattamento ideale: le terapie conservative sono per loro poco efficaci, e una chirurgia invasiva sarebbe troppo precoce. La protesizzazione, infatti, viene eseguita più spesso e con buoni risultati in pazienti ultrasessantenni affetti da artrosi ad uno stadio avanzato. È, di solito, più problematico il trattamento di pazienti fra i 30 e i 60 anni con uno stile di vita attivo. In questi casi la protesi può non essere indicata e le terapie completamente conservative già inefficaci. Dunque - conclude Zorzi - laddove una protesi non è la soluzione ideale, per pazienti che sono troppo giovani o troppo attivi o rifiutano l'impianto protesico, il KineSpring può rappresentare un'ottima alternativa".
 
"Il costo sociale dell'artrosi è enorme - spiega Paolo Adravanti, presidente della Società italiana di chirurgia del ginocchio (Sigascot) e professore ortopedico presso la Casa di Cura Città di Parma -. Occorre infatti pensare non soltanto alla chirurgia protesica, necessaria nella fase avanzata della malattia, ma anche agli interventi di ‘contenimento' o controllo della patologia, come la terapia farmacologica, infiltrativa o alla riabilitazione, che spesso superano i costi chirurgici, con una spesa globale quantificabile secondo le ultime stime, in circa 6,5 miliardi di euro all'anno. Costi dunque elevatissimi, se si pensa che il 30% delle risorse sanitarie oggi impiegate per la terza età sono dedicate a questa patologia, e un terzo di esse, circa il 10% del totale, specificamente all'artrosi del ginocchio, ma che potrebbero essere destinati ancora a crescere in funzione del costante invecchiamento della popolazione. Nel 2009 erano più di 55 mila le protesi di ginocchio impiantate annualmente in Italia (comprensive di protesi totali, parziali, mono e pluricompartimentali, osteotomia), il cui  numero è oggi ancora maggiore ed in aumento. Sta infatti diminuendo anche la fascia di età in cui si ricorre alla chirurgia protesica, non più limitata solo a pazienti con oltre 60 anni ma possibile già a partire dalla fine dei 40 anni o nel decennio dei 50 a causa di esiti post-traumatici, il più delle volte sportivi".
 
"Il KineSpring - spiega Vincenzo Madonna, direttore di struttura semplice di chirurgia del ginocchio della medesima struttura veronese e vicepresidente comitato chirurgia del ginocchio SIGASCOT - è un dispositivo impiantabile che scarica la porzione interna dell'articolazione del ginocchio di una parte del peso corporeo. Il sistema è costituito da due placche metalliche che vengono fissate l'una sul femore e l'altra sulla tibia in modo da fungere da basi di ancoraggio per un vero e proprio ammortizzatore, il tutto posizionato extraarticolarmente. Il prodotto è indicato nel trattamento di una patologia artrosica non troppo avanzata che dà dolore circoscritto alla zona interna del ginocchio. Un punto di forza del KineSpring è che lascia intatta l'articolazione, non compromettendo né complicando l'esecuzione di un qualsiasi intervento più invasivo che si renda eventualmente necessario in un secondo tempo. I vantaggi per il paziente sono evidenti: le perdite di sangue sono irrisorie, ci si può rimettere in piedi immediatamente, la degenza in ospedale è di soli 1-2 giorni e il ritorno alla normale vita quotidiana avviene in tempi rapidi. Anche se le caratteristiche del KineSpring lo rendono adatto soprattutto a pazienti di età compresa fra i 40 ed i 60 anni, l'utilizzo del dispositivo è prefigurabile anche in pazienti ultrasessantenni con patologia in uno stadio ancora non troppo avanzato e uno stile di vita attivo".


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