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Antinfiammatori non steroidei, nuova arma contro le malattie prostatiche

 

16/6/2014

Molti studi hanno dimostrato un legame tra infiammazione e malattie prostatiche, come l’iperplasia prostatica benigna e il cancro alla prostata.  Anche se ci sono alcuni studi che suggeriscono come l’aumentato consumo di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) possa aumentare il rischio di malattie prostatiche, la maggior parte degli studi suggerisce che i Fans hanno un potenziale per migliorare i sintomi e ridurre il rischio di queste malattie.

Questo è quanto riportato in una revisione sistematica della letteratura pubblicata sulla rivista BioMed Research International che ha analizzato l’effetto dei fans sulle patologie della prostata.

I fattori alla base dell’iniziazione e della progressione delle malattie prostatiche sono numerosi, si va da mutazioni geniche dei geni codificanti i recettori androgeni o di oncogeni e fattori di crescita fino a processi infettivi. L’infiammazione è uno dei processi coinvolti, anzi l’inibizione di questa aumenta il rischio di malattie della prostata. I Fans sono farmaci molto utilizzati per il loro effetto anti-nocicettivo, antipiretico e antinfiammatorio anche nel cancro della prostata e in altri problemi prostatici. Alcuni studi in passato avevano suggerito che l’uso ripetuto di questi farmaci aumenterebbe il rischio di malattie della prostata ma recentemente gli studi parlano di effetto benefico dei Fans sull’iperplasia prostatica benigna e in caso di cancro della prostata.

I ricercatori dell’Accademia delle Scienze e Tecnologie di Kawasaki e della Scuola di Medicina dell’Università di Yokohama in Giappone hanno analizzato la letteratura relativa all’argomento partendo dalle prostatiti per arrivare sino al cancro della prostata.

Il meccanismo d’azione dei Fans coinvolge l’inibizione degli enzimi ciclossigenasi (Cox-1 e Cox-2) con riduzione dei livelli di prostaglandine. I Fans sono classificati in due gruppi, quelli che inibiscono entrambe le Cox e quelli che hanno un’azione più selettiva solo per la Cox-2. L’inibizione della Cox-1 è legata a effetti collaterali abbastanza gravi come sanguinamento gastrointestinale e danno alla mucosa gastrica per cui l’enfasi già da diversi anni è sui fans che inibiscono solo la Cox-2, anche se alcuni di questi comportano cardio-tossicità.

L’attenzione si è, inoltre, focalizzata sui Fans donatori di ossido nitrico (No-Fans) che sono associati con minori effetti collaterali rispetto ai classici Fans. Inoltre, i No-Fans sono degli inibitori più efficaci della crescita delle cellule cancerose rispetto ai fans classici.

La classificazione consensus dell’ NIH classifica la sindrome prostatica in 4 categorie: prostatiti acute batteriche; prostatiti croniche batteriche; prostatiti croniche/CPPS che possono essere infiammatorie e non; prostatiti infiammatorie asintomatiche.

I farmaci antibatterici si usano per le prostatiti batteriche acute ma negli altri casi non hanno effetto; in questi casi si cerca soprattutto di gestire i sintomi. I Fans inibitori delle Cox-2 danno sollievo parziale e a volte totale dai sintomi nel 17% o 66% dei pazienti con prostatite cronica, rispettivamente e migliorano i sintomi infiammatori nel 54% dei pazienti. Inoltre, uno studio del 2003 evidenziava come il trattamento con rofecoxib alla dose di 50 mg migliorava la qualità di vita dei pazienti.

Nel caso dell’iperplasia prostatica benigna (IPB), questa può insorgere in seguito a diversi fattori di rischio tra cui età, stato endocrino, stile di vita e anche infiammazione; diversi lavori hanno riportato la presenza di infiammazione intra-prostatica nei casi di IPB con espressione della citochina IL-17 normalmente non espressa. Nei casi di IPB l’espressione della Cox-2 è ad alti livelli e questa è associata ad aumentati livelli di Bcl-2 e proliferazione cellulare. I fans in questo caso dovrebbero essere somministrati precocemente per ridurre il rischio di progressione della malattia.

In uno studio del 2005 l’aggiunta del rofecoxib alla finasteride diminuiva decisamente il punteggio Ipss relativo ai sintomi prostatici dopo 4 settimane con sollievo dai sintomi della IPB. Un altro studio ha dimostrato che la somministrazione di antinfiammatori non steroidei comporta anche aumento del flusso urinario, diminuzione del volume della prostata e dei livelli di specifici antigeni prostatici e della frequenza urinaria notturna che è un altro ben noto sintomo della IPB. Tutto ciò suggerisce che i Fans sono una nuova opzione di miglioramento dei sintomi della IPB.

Per quanto riguarda il meccanismo attraverso il quale i Fans migliorerebbero i sintomi della IPB è stato notato che l’aspirina e l’ibuprofene diminuiscono la vitalità e la soppressione della proliferazione della linea cellulare IPB. Inoltre, da studi su modelli animali suggeriscono il coinvolgimento della Cox-2 e della 5-Lox, enzima 5-lipossigenasi anch’esso coinvolto nell’infiammazione.

E’ stato, inoltre, ipotizzato che i Fans siano coinvolti anche nella riduzione del rischio di cancro della prostata. Questa ipotesi deriva soprattutto da evidenze di studi in vitro sia sul celecoxib ma anche su No-Fans che proteggerebbero dalla progressione del cancro della prostata. Le evidenze cliniche sono meno consistenti, come ad esempio l’uso giornaliero di aspirina ridurrebbe il rischio di questo cancro ma altri studi hanno fallito nel dimostrare questa associazione.

In conclusione, gli autori della presente review sottolineano che c’è un collegamento tra infiammazione e malattie prostatiche ma che servono ulteriori studi per confermarlo specialmente nel caso del cancro della prostata.

Emilia Vaccaro

Ishiguro H. et al. Nonsteroidal Anti-Inflammatory Drugs and Prostatic Disease. Biomed Res Int. 2014;2014:436123

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