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Spondilite anchilosante, gli anti-TNF possono aumentare la densitÓ ossea

 

5/8/2014

Gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) alfa sono in grado non solo di prevenire la perdita di massa ossea nei pazienti affetti da spondilite anchilosante, ma possono anche aumentare la densità minerale ossea (BMD). A suggerirlo sono i risultati di una metanalisi pubblicata di recente su Seminars in Arthritis and Rheumatism, opera di un team di ricercatori dell’Università di Toronto.

Nell’introduzione, gli autori, guidati da Nisha Nigil Haroon, spiegano che fino al 62% dei pazienti colpiti dalla malattia possono essere a rischio di osteoporosi e fratture a causa dell’infiammazione sistemica, in parte alimentata dal TNF alfa.

Si sa che questa citochina influisce negativamente sul turnover osseo attivando gli ostecolasti, e provocando quindi un riassorbimento osseo, ma anche aumentando l’apoptosi degli osteoblasti e diminuendone la proliferazione.

Attualmente sono disponibili diversi anti-TNF approvati per il trattamento della spondilite anchilosante, ma il loro effetto sull’osso finora non era chiaro.

Per saperne di più, in particolare per valutare l’effetto di questi agenti sulla BMD a livello vertebrale e dell’anca nei pazienti affetti dalla patologia, Haroon e i colleghi hanno eseguito una metanalisi di sette studi longitudinali e uno studio randomizzato che hanno coinvolto in totale 568 pazienti con un’età media di 36-48 anni e malati da 9-17 anni.

La metanalisi, la prima, secondo gli autori, a valutare l'effetto degli inibitori del TNF alfa sulle ossa, evidenzia che il trattamento con questi farmaci può aumentare la BMD a livello della colonna lombare e dell'anca in toto e mantenerla a livello del collo del femore per almeno 2 anni.

La BMD a livello lombare è migliorata in modo significativo, del 5%, già dopo un anno di trattamento con gli anti-TNF (IC al 95% 4,0-6,1%; P = 0,00000) ed è aumentata ulteriormente, dell’8,6% (IC al 95% 6,8-10,3%; P < 0,00001), dopo 2 anni, rispetto ai valori di partenza. Gli autori sengalano che non si è trovata un’eterogeneità significativa nei risultati dei diversi studi inclusi nella metanalisi.

Inoltre, si è osservato anche un aumento significativo della BMD dell'anca in toto, sia dopo un anno (1,77%; IC al 95% 1,03-2,52; P < 0,00001) sia dopo 2 anni ( 2,45%; IC al 95% 1,92-2,98; P < 0,00001), mentre la BMD a livello del collo del femore è rimasta stabile dopo un anno (0,73%; IC al 95% da – 0,782 a 2,23; P = 0,34).

Tuttavia, segnalano gli autori, la mancanza di dati ha impedito un confronto testa a testa tra i controlli e pazienti trattati con inibitori del TNF.

Oltre a ridurre l'infiammazione, e ridurre quindi il riassorbimento osseo, i farmaci anti-TNF, fanno notare i ricercatori, stimolano variazioni del grasso corporeo e dei muscoli e migliorano la qualità della vita, consentendo ai pazienti affetti dalla malattia di mantenersi più attivi, il che può anche rafforzare l'osso.

La perdita ossea nei pazienti affetti da spondilite anchilosante è trattata generalmente in modo conservativo e con farmaci anti-riassorbimento. Tuttavia, segnalano i ricercatori, tale strategia terapeutica può essere problematica, perché questi pazienti, relativamente giovani, richiedono un impiego prolungato di questi agenti, che sono gravati da rischi di fratture atipiche del femore e sono pericolosi per il feto se assunti durante la gravidanza.

In ogni caso, conclude il gruppo canadese, servono ulteriori studi per valutare l’effetto degli anti-TNF sulla qualità dell’osso e sul rischio di frattura, oltre che per stabilire se vi siano differenze tra i vari anti-TNF nell’aumento ottenibile della BMD.

Alessandra Terzaghi


N. Haroon, et al. Effect of TNF-alpha inhibitor treatment on bone mineral density in patients with ankylosing spondylitis: a systematic review and meta-analysis. Semin Arth Rheum. 2014;
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