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Rischio trombotico aumentato nei pazienti con arterite a cellule giganti

 

19/11/2014

I pazienti affetti da arterite a cellule giganti (o arterite gigantocellulare) sono gravati da un rischio di tromboembolismo venoso (TEV) quasi triplo rispetto quello della popolazione generale, soprattutto nel primo anno dopo la diagnosi. Lo rivela uno studio osservazionale di un gruppo canadese, pubblicato di recente su Annals of the Rheumatic Diseases.

I pazienti colpiti da questa vasculite dei grandi vasi, spesso intimamente correlata alla polimilagia reumatica, potrebbero avere un rischio di TEV superiore a quello della popolazione generale, analogamente a ciò che accade per altre vasculiti sistemiche. Tuttavia, scrivono gli autori nell’introduzione, finora non erano disponibili dati rilevanti al riguardo.

Per colmare questa lacuna, il team canadese, guidato da Antonio Aviña-Zubieta, della Divisione di Reumatologia della University of British Columbia, ha confrontato 909 pazienti con arterite a cellule giganti diagnosticati presso il Arthritis Research Centre of Canada della British Columbia tra il 1996 e il 2010 con 9288 controlli di pari età e sesso nella popolazione generale.

Tra tutti i pazienti affetti da arterite a cellule giganti, 18 hanno sviluppato un’embolia polmonare e 20 una trombosi venosa profonda durante il periodo di follow-up.

L'incidenza del TEV è risultata di 13,3 casi/1000 persone-anno nel gruppo di pazienti affetti dalla vasculite a cellule giganti e 3,7 nel gruppo dei controlli, mentre quella dell’embolia polmonare è risultata pari rispettivamente a 7,7 casi/1000 persone-anno contro 1,9 e quella della trombosi venosa profonda pari a 8,5 casi/1000 persone-anno contro 2,2.

L’incidence rate ratio (IRR) più elevato di TEV, embolia polmonare e trombosi venosa profonda si è registrato nel primo anno dopo la diagnosi (7,03, 7,23 e 7,85, rispettivamente) e i corrispondenti HR aggiustati sono risultati pari a 2,49 (IC al 95% 1,45-4,30), 2,71 (IC al 95% 1,32-5.56) e 2,78 (IC al 95% 1,39-5,54).

L’infiammazione sistemica, la disfunzione dei vasi sanguigni e la mobilità ridotta possono tutti favorire la coagulazione del sangue, spiegano gli autori nella discussione, in particolare prima che l’arterite gigantocellulare sia sotto controllo. Queste caratteristiche rendono necessaria una maggiore vigilanza nei pazienti affetti da questa vasculite, specialmente nei primi mesi dopo la diagnosi, per prevenire questa complicanza grave, ma prevenibile, con misure tra cui le terapie anticoagulanti.

J.A. Aviña-Zubieta, et al. The risk of deep venous thrombosis and pulmonary embolism in giant cell arteritis: a general population-based study. Ann Rheum Dis 2014; doi:10.1136/annrheumdis-2014-205665.

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