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Spondilite anchilosante, CRP e ASDAS legati ad incremento stiffness arteriosa

 

20/4/2015

Un precoce stato infiammatorio e l'attività di malattia sono in grado di predire nel futuro la stiffness arteriosa, un fattore determinante nello sviluppo di malattia CV, in pazienti affetti da spondilite anchilosante (AS).

Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases (1), che suggeriscono come uno stretto controllo dell'infiammazione nei pazienti con AS possa ridurre il rischio di malattia CV.

Il rischio di malattia CV è più elevato nei pazienti con AS rispetto alla popolazione generale (2). “Ad oggi, tuttavia -scrivono gli autori nell'introduzione al lavoro -  non sono stati ancora pienamente compresi i mediatori responsabili dell'incremento di rischio CV osservato in questi pazienti. Si sa, tuttavia, che i meccanismi infiammatori sono coinvolti nello sviluppo di aterosclerosi, e che i livelli di proteina reattiva C (CRP) sono associati all'incremento del rischio CV.”

La stiffness arteriosa è un marker validato di malattia CV e può essere influenzato da uno stato infiammatorio cronico (3). Non solo: alcuni studi hanno documentato un incremento della stiffness arteriosa nei pazienti con AS rispetto ai soggetti sani (4).

Obiettivo dello studio è stato, pertanto, quello di identificare i fattori associati con l'aumento della rigidità delle arterie nel corso di un follow-up di 5 anni condotto in pazienti affetti da AS.

A tal scopo, l'attenzione dei ricercatori si è focalizzata su 85 pazienti con diagnosi posta di AS nel 2002. Questi sono stati sottoposti a prelievo ematico per la determinazione dei livelli di proteina reattiva C (CRP) e della VES (velocità di sedimentazione eritrocitaria). Si è fatto ricorso, invece, all'indice BASDAI (Bath AS Disease Activity Index) e al punteggio ASDAS (Ankylosing Spondylitis Disease Activity Score) per la valutazione dell'attività di malattia.

Nel 2008-2009, i pazienti seguiti nello studio sono stati sottoposti a misurazione della rigidità arteriosa (tramire indice Aix, un indice indiretto della rigidità arteriosa) insieme alla velocità dell'onda di polso (PWV).

I pazienti inclusi nello studio sono stati raggruppati in quartili in base ai valori iniziali di CRP, VES e all'indice BASDAI, nonché in 4 gruppi ASDAS sulla base dell'attività di malattia (malattia inattiva: <1,3; moderata: 1,3-2; elevata: 2,1-3,5; molto elevata: >3,5).

L'età media dei pazienti reclutati nello studio era pari, nel 2003, a 47,3 anni, con una leggera prevalenza di soggetti di sesso maschile (58,8%). All'inizio del periodo di osservazione, solo un paziente era in trattamento con un farmaco anti-TNF-alfa, mentre 14 pazienti (il 16,5% del totale) erano in terapia con DMARDs e 71 (83,5%) erano trattati con FANS.

I risultati hanno documentato, dopo aggiustamento dei dati in base all'età e al sesso, un incremento dell'augmentation index parallelo all'incremento di CRP, VES e ASDAS. Stesso trend è stato verificato per la velocità dell'onda di polso, anche se gli incrementi osservati non raggiungevano la significatività statistica.

L'analisi multivariata, infine, ha mostrato che i livelli iniziali di CRP e dei punteggi ASDAS erano associati, in modo indipendente e statisticamente significativo, ad ulteriori incrementi successivi dell'augmentation index. Inoltre, l'impiego di DMARDs all'inizio dello studio era associato ad un basso augmentation index nel modello ASDAS.

Gli autori hanno notato che ad un incremento del 5% dell'augmentation index a partire dall'età di 50anni corrispondeva un incremento di 10 anni dell'età vascolare.
“Pertanto – commentano gli autori – la differenza in termini di augmentation index tra i gruppi ad attività di malattia elevata e quelli ad attività di malattia ridotta sembra essere clinicamente significativa”.

Inoltre, tra i pazienti utilizzatori di DMARDs, la maggioranza di questi faceva uso di sulfasalazina che potrebbe ridurre l'attività di malattia in alcuni pazienti con  AS e, pertanto, potrebbe essere legata alla riduzione del rischio CV.

Lo studio non era esente da alcuni limiti intrinseci quali la ridotta numerosità del campione di pazienti considerato e la presenza di un possibile bias di selezione. Mancano, inoltre, i dati sull'attività di malattia e l'impiego di farmaci nel periodo compreso tra l'inizio dello studio e il compimento dei 5 anni di follow-up, come pure i dati sulla rigidità arteriosa all'inizio dello studio. In quest'ultimo caso, quindi, non sappiamo se vi sia stato un incremento della rigidità arteriosa nel corso del follow-up dello studio. Inoltre, lo studio non ha consentito di valutare l'effetto dei tradizionali fattori di rischio CV in quanto questi fattori non sono stati registrati nella fase di partenza dello studio.

In conclusione,  “...le implicazioni cliniche dei risultati dello studio sono che l'infiammazione e l'attività di malattia sono possibili fattori di rischio CV in pazienti affetti da AS. Pertanto, la loro riduzione potrebbe essere importante per la riduzione del rischio CV. Pochi studi di intervento condotti con farmaci anti-TNF-alfa hanno affrontato tale ipotesi senza raggiungere evidenze conclusive di un effetto di questa classe di farmaci sulla stiffness arteriosa (5)”.

Nicola Casella

1.    Berg IJ, et al "CRP and ASDAS are associated with future elevated arterial stiffness, a risk marker of cardiovascular disease, in patients with ankylosing spondylitis: results after 5-year follow-up" Ann Rheum Dis 2015; DOI: 10.1136/annrheumdis-2014-206773.
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2.    Szabo SM, et al. Increased risk of cardiovascular and cerebrovascular diseases in individuals with ankylosing spondylitis: a population-based study. Arthritis Rheum 2011;63:3294–304.
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3.    McEniery CM,  et al. An analysis of prospective risk factors for aortic stiffness in men: 20-year follow-up from the Caerphilly prospective study. Hypertension 2010;56:36–43.
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4.    Bodnár N, Kerekes G, Seres I, et al. Assessment of subclinical vascular disease associated with ankylosing spondylitis. J Rheumatol 2011;38:723–9.
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5.    Tam LS et al. Can suppression of inflammation by anti-TNF prevent progression of subclinical atherosclerosis in inflammatory arthritis? Rheumatology (Oxford) 2014;53:1108–19.
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