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Artrite reumatoide, l'attivitÓ di malattia contribuisce ad innalzare il rischio CV

 

28/5/2015

Mentre la durata di malattia non sembra influenzare in maniera indipendente il rischio di insorgenza di malattia CV, al contrario l'attività di malattia potrebbe avere un ruolo nell'innalzamento del rischio CV.

Questo il responso di uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases (1), le cui implicazioni per la clinica sono di notevole rilevanza in quanto è noto che le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in corso di artrite reumatoide (AR), rappresentando quasi il 50% del rischio di mortalità aggiuntivo, che riflette prevalentemente i tassi elevati di mortalità per ischemia miocardica e complicanze cerebrovascolari documentati nei pazienti con AR (2).

Lo studio ha preso le mosse da osservazioni precedenti di  letteratura che suggeriscono una possibile associazione tra durata (>10 anni, come suggerito da EULAR) (3) e attività di malattia da un lato e incremento del rischio di malattia CV dall'altro, ponendosi come obiettivo la verifica dei rapporti summenzionati in pazienti affetti da AR.

A tal scopo, gli autori dello studio hanno reclutato 855 pazienti con AR nelle fasi iniziali ma senza documentazione di evento CV, che sono stati seguiti in follow-up per almeno 6 mesi. I pazienti avevano un'età media di 54 anni, erano in prevalenza di sesso femminile (67% sul totale), una durata media di malattia di quasi 12 anni e un punteggio medio DAS28 di attività di malattia.

L'attività di malattia nel tempo, invece, è stata calcolata utilizzando come indice il time-averaged DAS28 (area sotto la curva del DAS28 calcolato nel periodo totale di follow-up, diviso il periodo di follow-up). L’analisi statistica si è basata su curve di sopravvivenza di Kaplan-Meier e regressione di Cox.


I risultati hanno documentato, nel corso del  follow-up, il verificarsi di 154 eventi cardiovascolari. L’analisi dell’andamento del rischio di malattia CV ha indicato che questo non subiva variazioni in rapporto alla durata di malattia, come documentato dall'assenza di deviazioni nelle curve di sopravvivenza. Inoltre, le distribuzioni di sopravvivenza non differivano tra pazienti con durata di malattia inferiore e superiore ai 10 anni (log-rank test: p=0,82).


Mentre, però, la durata di malattia non ha influenzato in maniera indipendente il rischio di malattia CV, l’area sotto la curva del DAS28 nel tempo è risultata essere significativamente associata al loro sviluppo (p=0,002), anche dopo correzione per alcuni fattori confondenti (fumo, positività al fattore reumatoide, indice di massa corporea, ecc).

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio ipotizzano come la recente introduzione dei farmaci biologici nel trattamento dell'AR possa influenzare positivamente il rischio CV (e infatti, le opzioni di trattamento impiegate – DMARD biologici o convenzionali - sono state considerate come fattori confondenti delle associazioni verificate nel corso del loro studio).

“La sempre più massiccia introduzione di farmaci biologici potrebbe portare ad una riduzione complessiva dei livelli di attività di malattia nella popolazione affetta da AR e ad una soppressione più efficace dell'infiammazione sistemica nei singoli pazienti. - osservano gli autori. - Lo studio non ha approfondito il tema dei dosaggi specifici di farmaci antireumatici impiegati né quello dell'impiego cumulativo di farmaci biologici. Non si può escludere, però, che i possibili effetti benefici delle nuove opzioni di trattamento sul rischio CV possano contribuire in maniera determinante alla riduzione complessiva del rischio CV nel gruppo di pazienti con durata di malattia inferiore ai 10 anni”.

In conclusione, lo studio dimostra come l'attività della malattia nel tempo possa contribuire al rischio di malattia CV, in particolare in caso di elevata attività di malattia nel tempo, persistente e scarsamente controllata. Al contrario, la durata della malattia (>10 anni) non sembra essere un fattore predittivo del rischio CV nei pazienti con AR, come recentemente suggerito dall’EULAR (3).

Nicola Casella

1. Arts EE, et al. The effect of disease duration and disease activity on the risk of cardiovascular disease in rheumatoid arthritis patients.  Ann Rheum Dis 2015;74:998–1003. doi:10.1136/annrheumdis-2013-204531
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2. Avina-Zubieta JA, et al. Risk of incident cardiovascular events in patients with rheumatoid arthritis: a meta-analysis of observational studies. Ann Rheum Dis 2012;71:1524–9.
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3. Peters MJL, et al. EULAR evidence-based recommendations for cardiovascular risk management in patients with rheumatoid arthritis and other forms of inflammatory arthritis. Ann Rheum Dis 2010;69:325–31.
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