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Sclerosi sistemica, identificati possibili fattori predittivi del rischio di osteoporosi

 

29/5/2015

La prevalenza di osteoporosi (OP) in pazienti affette da sclerosi sistemica (SSc) sembra essere più elevata rispetto a soggetti sani controllo. Inoltre, una ridotta massa magra, l'età avanzata, la presenza di ulcere digitali e la positività agli anticorpi anti-centromeri (ACA) sembrano essere dei fattori di rischio indipendenti di danno osseo.

Queste le conclusioni di uno studio caso-controllo, pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Oncotarget (1), che suggerirebbe, nelle pazienti affette da SSc in post-menopausa, la necessità di sottoporsi a test densitometrico per escludere la presenza di OP.

Le malattie croniche infiammatorie, come l'artrite reumatoide e la spondiloartropatia rappresentano dei fattori di rischio noti di perdita di massa ossea e di fratture (2) e anche la SSc è stata riconosciuta come un'altra malattia infiammatoria articolare che potrebbe essere in grado di influenzare negativamente il tessuto osseo (3).

Allo stato attuale, tuttavia, non esistono raccomandazioni specifiche per la ricerca sistematica di OP nei pazienti con Ssc (4). 

Obiettivo dello studio, pertanto, è stato quello di approfondire la questione, analizzando innanzitutto la prevalenza di OP in pazienti con SSc per poi, successivamente, descrivere le alterazioni del tessuto osseo mediante ricorso alla HR-pQCT (tomografia computerizzata quantitativa periferica a risoluzione elevata), una tecnica non invasiva di imaging in grado di misurare la densità minerale ossea (DMO) volumetrica e i parametri relativi alla microarchitettura dell'osso corticale e trabecolare. Questo strumento è stato già utilizzato in alcuni studi clinici per misurare l'esistenza di differenze a livello della microarchitettura ossei in pazienti con o senza frattura.

Lo studio, poi, ha analizzato le possibili associazioni esistenti tra alcune caratteristiche della malattia e i parametri ossei.

A tal scopo, sono state reclutate 33 pazienti con SSc  e 33 controlli sani, incrociate per età, BMI e in pre-menopausa o post-menopausa. La DMO è stata convenzionalmente misurata a livello della colonna lombare, del collo femorale e dell'anca in toto mediante esame densitometrico. L'esame della DMO volumetrica e della microarchitettura ossea è stato effettuato, invece, mediante  HR-pQCT.

I risultati hanno mostrato valori di BMI inferiori nelle pazienti rispetto ai controlli, con una prevalenza di OP significativamente più elevata. L'analisi mediante HR-pQCT   ha  documentato, inoltre, un'alterazione significativa del compartimento trabecolare osseo, evidenziata da una riduzione della DMO volumetrica rispetto ai controlli.

Infine, i risultati di un'analisi multivariata, corretta per fattori confondenti, hanno identificato in una ridotta massa magra, nella presenza di anticorpi anti-centromeri e nell'età avanzata dei fattori di rischio indipendenti di riduzione della DMO, sia a livello della spina lombare (r²=0.43), sia del collo del femore (r²=0,61) che dell'anca in toto (r²=0,73). Inoltre, il riscontro di ulcere digitali durante il corso dello studio è stato identificato come fattore di rischio indipendente di alterazioni della microarchitettura ossea.

Nel commentare i risultati, gli autori hanno ribadito la novità dell'approccio metodologico impiegato nello studio allo scopo di esaminare lo stato dell'osso in pazienti con SSc e l'influenza dei fattori clinici e demografici sui livelli di DMO e i parametri legati alla microarchitettura ossea.

Inoltre, la metodologia impiegata di incrocio tra casi e controlli ha consentito il vantaggio di ridurre l'effetto di alcuni fattori confondenti quali l'età e la durata della menopausa (i due soli fattori di rischio associati con una ridotta DMO in studi precedenti).

Un altro punto di forza riconosciuto dello studio consiste nella relativa omogeneità della popolazione reclutata: “Ventisei pazienti su 33 presentavano una forma cutanea limitata di SSc – hanno ricordato gli autori. - Pertanto, tutti i risultati ottenuti potrebbero essere applicati a questa categoria di pazienti.”

Tra i limiti ammessi dagli autori, invece, è stata ricordata la ridotta numerosità del campione di pazienti considerato.

Nicola Casella
 
1.      Marot M et al. Prevalence and predictive factors of osteoporosis in systemic sclerosis patients: a case-control study. Oncotarget, Advance Publications 2015
Leggi

2.  Roux C. Osteoporosis in inflammatory joint diseases. Osteoporos Int J.2011; 22:421–33.
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3.  Souza RBC, et al. Systemic sclerosis and bone loss: the role of the disease and body composition. Scand J Rheumatol. 2006; 35:384–7.
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4.  Kowal-Bielecka O, et al. EULAR recommendations for the treatment of systemic sclerosis: a report from the EULAR Scleroderma Trials and Research group (EUSTAR). Ann Rheum Dis. 2009; 68:620–8.
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